Maxime Bichon (FR, 1989)

Le performance di Maxime Bichon si sono svolte al Palais de Tokyo (La Manutention, 2017), al Centrale Fies (vincitore di Live Works, Italia, 2016) e al Centre Pompidou (Nouveau Festival, 2015). Ha presentato la sua prima mostra personale, La Fuga e l’Involucro, al Treignac Projet in Corrèze, nella primavera del 2021. Recentemente è stato invitato a mostre collettive presso High Art (Parigi, 2020), Hotel Normandy (The Community, 2020) e parteciperà a una mostra al CAPC di Bordeaux nel novembre 2021.

Nel 2015 ha co-fondato The Cheapest University, una scuola artistica e gratuita, che lo ha portato a lavorare a La Salle de Bain (Lione, 2018), alla Künstlerhaus Büchsenhausen (Innsbruck, Austria, 2018), Paris Internationale (Parigi, , 2017).

Ha saltato molto nel vuoto, o più precisamente ha imparato ad attraversare i paesaggi imparando a paracadutarsi; prima dal cielo e poi dalla terra, nelle grotte, nei boschi, nelle città. Esplora, ascolta e condivide con attenzione questi luoghi che attraversa, per restituire a loro la cura e la storia che a volte dimenticano di dare a se stessi.

Nella sua ultima mostra*, le sue sculture, come gesti di agopuntura, hanno reso visibile il suo rapporto affettivo con l’edificio. Ha plasmato le esperienze di chi attraversa e abita questo luogo, attraverso gesti medici sull’architettura, oggetti che accompagnano la sua ricerca, ali di farfalle che si disintegrano, scatole di emergenza.

Queste scatole si ispirano a quelle dove, nei trasporti pubblici, sono esposti i martelli rompivetro. Ma il martello è sparito, come se fosse già stato usato per liberare qualcuno. Non resta che il suo contenitore: una scatola vuota e aperta, che diventa scultura dell’assenza, di un aiuto diventato impossibile, di una falla già avvenuta.

È una pratica specifica. Durante la sua residenza qui la scorsa estate, ha osservato, misurato, archiviato meticolosamente. Si assorbe, ascolta quello che gli dici. Il suo istinto lo guida. Pensa molto, ma è la spontaneità che comanda. C’è qualcosa del matematico, che suppone prima di controllare tutto. Le intuizioni sono i migliori prodotti dell’ascolto e della presenza, come sogni criptati che devono essere decifrati.

Rimanere illeggibile, per dare la possibilità a tutte le letture. Come il bruco che si trasforma in farfalla. « Ad un certo punto della sua metamorfosi, è il caos, il pozzo nero nella crisalide e tuttavia la farfalla ricorderà che era un bruco. »

Terzo Fronte è tante, un luogo di vita, una mostra, un libro. A seconda delle ore e dei giorni, Terzo Fronte si trasforma, si modula, si traveste. Le sue identità non scompaiono, lasciano il posto a un’altra busta, quella che presentiamo, quella che il nostro interlocutore vuole credere. Dopo l’Estetica Capitalista, che ha cercato di capire come l’arte possa liberarsi da un contesto estetico dominante, e Fuori Città, che si interessava alle esperienze di comunità artistica, Terzo Fronte affronta il suo terzo capitolo, Scomparsa Voluta, che si interessa agli artisti che rifiutare l’ingiunzione di visibilità, di sovraesposizione.

Durante i giorni trascorsi insieme a luglio, Maxime ha iniziato a parlarci delle farfalle come elemento metaforico in risposta all’argomento di questo capitolo. Il nostro invito a creare questa mostra è iniziato con una nota: La scomparsa come atto politico. L’ingiunzione di visibilità è inseparabile dall’artista. Tuttavia, le esperienze di invisibilità ci permettono di ripensare a questa

Come prolungamento delle ali di farfalle disposte a terra, in La Fuga e l’Involucro, ci ha raccontato i processi di trasformazione delle farfalle, preferendo avvicinarsi alla scomparsa, attraverso l’ingresso positivo della metamorfosi. Gli involucri fisici, dal bruco alla farfalla passando per i bozzoli, ci mostrano che tutto ciò che scompare costituisce un ricordo che ci permette di far nascere una nuova forma.

Scomparse, trasformazioni, attraversamenti: questi modi di passare, lasciando come tracce solo cambiamenti quasi invisibili, ci portano a interrogarci sul modo in cui desideriamo essere presenti nella scrittura della memoria di un’opera. Nel 1971, l’artista americano Lee Lozano pose fine intenzionalmente alla sua carriera, e iniziò a elencare le sue non azioni di sparizioni nei taccuini, con questo gesto e la sua assenza in eventi come mostre, vernissage, incontri di professionisti dell’arte agisce visibilmente la sua scomparsa e politicamente il suo rifiuto.

Non essere lì mentre lo mostri. Il sottotitolo di questo capitolo è The Magician’s Sleeve. Nella manica del mago c’è la questione del mistero, della credulità, dello scetticismo e di cosa è meglio non capire.

A Terzo Fronte abbraccia il nostro spazio, inserendosi in esso con piccoli tocchi, quasi invisibili, come gesti di pregio. Nulla è indicato da nessuna parte. Ci invita a esplorare, a cercare come lui, ad essere attenti. Ci sorprende come i maghi, che nascondono nelle loro maniche le metamorfosi che ci stanno preparando

**La fuite et l’enveloppe, Treignac Projet, 13.03/13.05.2021